La zia Stavritsa una donna dall’isola di Karpathos a Palermo

La zia Stavritsa una donna dall’isola di Karpathos a Palermo

di Manolis Dimellas, traduzione Vassilis Andronikidis

Stavritsa Dimella-Vattiato, aveva solo 16 anni, un germoglio di una bellezza quasi imbarazzante anche solo  a guardarla! Allora ha conosiuto Antonio.

Il ragazzo teneva il fucile indossando la tutta militare, però, la sua faccia brillava la sua gioventù, e i suoi 22 anni dimostravano la forza e la voglia di conquistare tutto il mondo.

Sono stati loro due, quasi ad annullare lo svolgimento della grande guerra,  e silenziosamente hanno messo da parte i loro confini, facendo sembrare il mondo unico.

Indagare e scrivere la stroria di zia Stavritsa mi fa sentire sia dolore e nello stesso tempo, mi sento nudo e debole nei confonti di chi legge questa storia famigliare in tutti suoi dettagli

Sono tutti percorsi personali che mettono in evidenza i grandi amori, testimoninze letterarie e storiche, dando senso alle parole come amore e devozione, fuori da luoghi e senza sfiorare il tempo. Potrebbero essere sceneggiature da film ben fatte, o letterature  romantiche, di eroi immortali costruiti di parole. Caratteri adorati riconoscendo un successo mondiale. E più che ovvio che dietro dalle porte semichiuse delle storie dei nostri parenti, forse troveremo il vero senso dell’amore.  

Ed è strano, quando incontriamo qualcuno a raccontare storie di tal genere di sorpassare velocemente, senza soffermarsi e riflettere un po su queste storie. 

Ed è vero che quando siamo giovani focaliziamo altrove il nostro sguardo, perdendo momenti importanti forse in vano, alla ricerca di essere protagonisti della nostra epoca.  

Così anch’io, quando ero giovane, ho conosciuto una delle sorelle di mio padre, che durante i tempi di guerra lei è sposata con un italiano e dopo tante avventure si è trovata a vivere la sua vita a Palermo.

Nel mio cervello infantile, la sconosciuta città di Sicilia, diventava anche mio quartiere! Un luogo sconosciuto, ma sentivo non sapendo il perché, che aveva qualcosa di mio.

Dopo molti anni, quando ho visitato la zia Stavritsa, è stato risolto quel mistero infantile! Era lei che collegava, con un filo invisibile i due paesi, eliminando ogni frontiera,  cancelando così ogni distanza e piegando come un foglio di disegno, tutte le impronte tra i due paesi. 

Stavroula non era la sola ragazza che è stata legata con un soldato italiano, pur essendo storie dure per quell’ epoca, un periodo di durata quasi 23 anni vengono registrati ben 35 matrimoni misti. La maggior parte di questi rapporti comportavano bufere tra la gente del posto buttando in aria gli abitudini delle comunità delle isole. Raramente qualcuno dei parenti guardava a buon occhio un soldato straniero, però la passione era cosi intensa e forte, e l’amore così grande, che non si poteva resistere e domare queste coppie.

Il soldato Siciliano Antonio Vattiato è stato trasferito all’isola di Karpathos  alla fine del 1930. Faceva il suo importante servizio in un posto strategico  situato in cima alla colina di “Profitis Ilias” (Προφήτης Ηλίας). Spesso dopo aver finito il suo servizio, scendeva a piedi al paese vicino di Menetès (Μενετές), dove si trovava un “dopolavoro”, cioè un posto di divertimento per i soldati, e dove trascorreva il suo tempo libero con i suoi compagni.

Nei belli piccoli vicoli del villaggio, appena iniziata la grande guerra, Antonio guarda in faccia per la prima volta Stavroula e senza lasciare perdere un minimo di tempo, corre subito alla mamma per chiederla a sposarlo.

Una vedova tutta vestita  in nero di nome Chrisi (Χρυσή), era la madre di Stavroula, che dal 1936 avendo perso suo marito, aveva preso anche il ruolo di padre per le sue tre figliole e per il suo figlio maschio, che per lui pur essendo adoloscente, era andato a lavorare ad Atene alle estrazioni di marmo a “Dionissos” in periferia di Atene.

La mamma di Stavroula aveva una delicatezza unica, una signorilità, ma nello stesso tempo poteva ingannarti col suo sorriso. Era una donna che poteva svelarti (scovarti), sempre sorridente, con un modo gentile (garbato) e ponderato. Tutte caratteristiche eredititate e trasmesse ancha a Stavroula. Cosi ha percepito anche i sentimenti di Antonio, ha sentito il suo amore esplodere per la sua piccola figliola, e lasciando a parte l’ago e il ricamo, ha guardato con i suoi occhi in alto consigliandolo di aspettare; meglio finire la Guerra e dopo procedere alla festa matrimoniale.

Però lui era sicuro di se stesso, vedeva Stavroula ed impazziva (scioglieva)! La Guerra non poteva trattenerli lontani neanche un giorno, ma che dico, neache un’ora!!!

Loro casa si trovava proprio sotto la chiesa, li dentro allora, come si faceva nei primi tempi, ha avuto luogo il Mistero!! Antonio e Stavritsa erano già una coppia ufficiale e senza il minimo ritardo nasce il primo figlio, una bella femminuccia di nome Maria.

Segue la rivolta al villaggio di Menetès, portando la rivoluzione generale in tutta l’isola di Karpathos, con un risultato storico unico! Il violento scoppiare  dell’isola contro l’occupazione  Italiana, quasi otto (8) mesi prima dal resto delle isole di Dodecaneso.

Quel mattino storico l’aria era quasi fredda, era Giovedi 5 Ottobre del 1944, e a pochi metri di distanza dalla terrazza della casa di Stavritsa nel cortile della chiesa, tutti gli abitanti del paese, tenendo i fucili per mano, giuravano la loro fede sotto la bandiera bianco azzura Ellenica che sventolava.

Subito dopo c’é stata quella inaspettata spedizione dei sette (7) uomini di Karpathos con la barca “Immacolata” in Egitto, per chiamare le forze alleate militari ad assumere la deliberazione dell’isola di Karpathos.

Solo dopo due settimane, il 17 Ottobre 1944, le forze alleate militari hanno mandato (inviato) all’isola due cacciatorpedinieri. 

Il “Terpsichori” e il “Cleveland” i qualli hanno precipitato al golfo di Pigadion (Πηγαδίων) e dove al porto prevaleva un fermento, avendo una priorità  per scaricare prima i sacchi col cibo, perché la fame era la sola che non giocava giochi con il potere, ma gli Inglesi riceverebbero un’altra merce piena di sofferenze.

 Avevano raccoltto quasi 200 soldati e ufficiali Italiani che gli avrebbero mandato in Egitto in un campo di concentramento, come prigionieri. 

Una voce strillante ha fatto fermare il tempo e gelare tutto il porto:

 -cosa succederà con gli uomini sposati?

– Cosa volevano fare con i pocchi soldati rimasti nell’isola che avevano fatto famiglie? 

La massa, che fin a quel momento assomigliava come folla, ha urlato di andarsene e prendere con sè, le loro moglie e i loro bambini. Grazie a dio, queste voci erano la minoranza e così Stavritsa é rimasta indietro, con una bambina tra le braccia, e da quel momento cominciava una incredibile Odissea per loro. 

Antonio per due anni ha vissuto come prigioniero in un campo di concentramento in Egitto, scrivendo ogni giorno una lettera alla sua Stavritsa. Perfino il postino ha commentato alla fanciulla, che questo Italiano era il cliente più meticoloso ed esigente di tutta la sua clientela.

In totale la loro non voluta separazione ha durato quasi 12 anni, ma con insistenza, hanno potuto assicurare i necessari documenti, per  unirsi in matrimonio, anche se politico, permettendo così alla ragazza di viaggiare e fare la sua dimora la città di Palermo in Sicilia. Lì ha vissuto dal 1956 fino ad oggi, contando quasi 63 anni lontano dalla sua isola. Tutte le volte che parlava di Karpathos i suoi occhi si riempivanoo di lacrime e sembravano come laghi e fiumi che lottano per non scivolare sul suo volto.

Ricordava tutti i piccoli dettagli  del suo paese, tutti i nomi dei luoghi, delle persone e delle loro abitudini, e quanto il discorso arrivava agli Italiani, il suo cuore era così pieno di sentimenti che suddivideva solo parole d’amore  e dolci lodi. 

Ha accarezzato il suo piccolo cagnolino continuando a dare luce alle sue storie (del passato), e ho avuto la sensazione di perdermi nel profondo dei suoi sentimenti, non sentivo più una parola, mi sentivo solo una forte nostalgia per ogni singolo sasso del paese, per ogni piccola passeggera nuvola che ha avuto la fortuna di toccare le montagne di Karpathos.

     “Di giorno potrei essere in Italia,  però ogni notte viaggio al mio  paese, mi trovo a Karpathos”.

Una sola frase ha bastato diventare una profonda fessura! Perchè la morte ,come ben sai, non può eliminare certe parole, tali parole possono vivere interamente, far respirare tutti quelli che abbiamo tanto amato.  

Stavritsa se ne é andata via silenziosamente senza rumore, come del resto  tutte le anime importanti, il 2 Gennaio 2019! Pochi giorni prima del suo compleanno! 

Accanto a lei c’erano le due sue figlie, i suoi nipoti e noi tutti da lontano, ma tanto tanto amata da noi. Sono sicuro che sua anima è diventata una picola nuvola che aggira eternamente sopra l’isola di Karpathos e se qualche volta desidererebbe un ambiente cosmopolita, volerebbe fino in Sicilia o forse un po più sopra fino alla città Eterna di Roma, che amava tanto.

Senza frontiere, lontano da confini e limiti umani, tutti sentono il dolore, tutti hanno il diritto di amare e di essere amati, senza che gli altri giudicano la nostra volontà e le nostre scelte.

(L’isola di Karpathos fa parte di un complesso delle isole di Dodecaneso in Grecia che prima della Seconda Guerra Mondiale appartenevano in Italia.  La Stavroula non era l’unica ragazza che legata con un soldato italiano).